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A Forlì una donna ha perso il lavoro per un post su Facebook

I magistrati hanno giustificato la decisione affermando che c’è stata “diffamazione”.

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Una 43enne toscana, residente a Forlì, dopo aver scritto su Facebook “Mi sono rotta di questo posti di m…” ha perso il posto di lavoro. Secondo la Cassazione, il post pubblicato dalla donna è “diffamatorio”; la Corte suprema ha deciso che si è trattato di un “licenziamento per giusta causa” da parte dell’azienda che, dopo la diffusione di quel messaggio attraverso Facebook ha deciso per l’interruzione del rapporto lavorativo. Andando a ritroso, la mattina del 9 maggio 2012, la donna, dipendente di un’azienda elettronica con sede a Forlì, pubblicò attraverso il suo cellulare, sul social network, un post in cui si lamentava della continua modifica degli incarichi che le venivano assegnati; il post, venne visto anche dal titolare dell’impresa che si rivolse agli avvocati licenziando la dipendente.

 

 

La donna, impugnato il provvedimento, cancellò il post da Facebook come il suo ex datore di lavoro dai suoi amici. Nel 2014, il Tribunale di Forlì definì legittimo il licenziamento, ma la donna decise di rivolgersi alla Corte di Appello di Bologna che diede nuovamente ragione all’azienda; i magistrati dichiararono che “I social sono uno spazio pubblico, nel quale i contenuti potenzialmente diffamatori possono trovare un vasto eco. È venuto meno, in buona sostanza, il vincolo fiduciario che deve esistere tra azienda e dipendente”. Successivamente, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, quest’ultima ha stabilito che quello dell’ex dipendete è stato un licenziamento per giusta causa. I magistrati hanno stabilito che: “La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca Facebook integra un’ipotesi di diffamazione, per la potenziale capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone. Scrivere un post sul social realizza la pubblicizzazione e la diffusione di esso per l’idoneità del mezzo utilizzato a determinare la circolazione del commento tra un gruppo di persone con la conseguenza che, come nella specie, lo stesso è offensivo nei riguardi di persone facilmente individuabili”.

Molti scrivono e usano i social network in maniera estremamente superficiale, senza pensare che, alle volte, le conseguenze possono essere davvero disastrose.