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Alcuni smartphone Android economici vendono i dati degli utenti

I dati raccolti verrebbero inviati ad alcuni server collocati a Singapore.

Android

Secondo un report pubblicato dal Wall Street Journal, alcuni smartphone con sistema operativo Android appartenenti alla fascia economica del mercato, nei paesi in via di sviluppo, verrebbero utilizzati per la raccolta dei dati degli utenti e la loro successiva commercializzazione alle agenzie pubblicitarie. Il quotidiano statunitense afferma che, a seguito di verifiche, uno smartphone Android, sconosciuto nel nostro paese, che prende il nome di Singtech P10, commercializzato in Myanmar e Cambogia, raccoglie svariate informazioni sul suo utilizzo da parte degli utenti per inviarle alla General Mobile Corp., conosciuta anche come GMobi, nota agenzia pubblicitarie con il quartier generale a Taiwan.

Ecco quanto dichiarato dal Wall Street Journal:

La taiwanese GMobi, con quartier generale a Shangai, avrebbe dichiarato di utilizzare i dati per mostrare agli utenti annunci pubblicitari mirati sui dispositivi mobili. In alcune occasioni avrebbero anche condiviso i dati con i produttori di smartphone stessi per aiutarli a comprendere le abitudini di utilizzo dei propri consumatori.

GMobi, stando alle informazioni, nella maggior parte dei casi riceverebbe: indirizzi IMEI, MAC address e dati sulla posizione; le informazioni in questione verrebbero inviate ad alcuni server collocati a Singapore.

Ancora, il WSJ afferma:

Molte applicazioni che utilizziamo quotidianamente sul nostro smartphone raccolgono informazioni come i contatti o la posizione ma gli utenti sono consapevoli di questo perchè sono chiamati ad accettare queste condizioni al momento dell’installazione, oltre a poter disinstallare l’applicazione in ogni momento. Il software GMobi giunge invece pre-installato al momento dell’acquisto e non può essere rimosso se non con una procedura molto elaborata.

 

E’ bene sottolineare che, visionato il sito dell’azienda, si notano nomi di partner illustri come: Huawei, Xiaomi e altri, sicuramente più noti di Singtech. Le società, interpellate sul caso dal quotidiano statunitense, hanno negato qualsiasi collaborazione.