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Resta ancora diffusa la pratica della pirateria musicale

Nonostante sia molto diminuita, la pratica della pirateria in ambito musicale resta ancora diffusa tra gli ascoltatori

Pirateria Musicale

Nonostante l’avvento delle piattaforme di streaming legale come Spotify, Tidal e Apple Music abbia arginato il fenomeno, la pirateria musicale resta ancora un fenomeno molto diffuso: ad affermarlo è un rapporto stilato dalla International Federation of the Phonographic Industry (IFPI), che nei mesi di aprile e maggio ha condotto una ricerca focalizzata sulle abitudini degli ascoltatori compresi nella fascia d’età che va dai 16 ai 64 anni.

 

Nello specifico, il 38% delle persone che ascoltano musica attraverso la rete ricorre a metodi illegali, almeno per quanto concerne il campione esaminato, i cui utenti appartengono ai diciotto paesi del mondo più rilevanti per il mercato musicale (tra questi ci sono Regno Unito, Italia, Francia, Stati Uniti, Brasile, Sudafrica). La maggioranza di questi, il 32%, utilizza lo stream ripping, una pratica software che consente la registrazione dell’audio presente nei video su YouTube e altre piattaforme, per poi scaricarlo e ascoltarlo sui propri device.

 

Un’ulteriore 23% dell’utenza, invece, fa ricorso al peer-to-peer, metodo che portò all’apice del successo Napster, fino alla sua chiusura, avvenuta nel 2001; il terzo posto di questa speciale classifica, con una percentuale pari al 17%, è occupato da quegli ascoltatori che ricercano i file desiderati sui motori di ricerca. La motivazione che porta gli ascoltatori a questo comportamento risiede nel fatto di “poter ascoltare le canzoni offline senza dover pagare i servizi premium”.

 

Di seguito, a conclusione del dettagliato rapporto, una dichiarazione rilasciata al Guardian da uno degli autori del rapporto, David Price:

 

“Il tema della pirateria musicale è scomparso dal mirino dei mezzi di informazione negli ultimi anni, ma certamente non se n’è andato. Alle persone piace ancora avere le cose gratis, così non ci sorprende che siano ancora in molti a procurarsi musica illegalmente, dato che – anche se per noi è dura ammetterlo – è relativamente facile fare della pirateria musicale. Spotify e affini tuttavia non possono fare molto, perché sono già molto user friendly; le grandi piattaforme di video come YouTube invece potrebbero apportare delle migliorie sul fronte della sicurezza, a cominciare da una criptazione più efficace”.